Comunicato stampa Federfarma del 21 giugno 2010 - Manovra finanziaria: assistenza farmaceutica a rischio.

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La manovra varata dal Governo è pesantissima ed iniqua. Le misure finalizzate a contenere la spesa farmaceutica colpiscono soprattutto la farmacia. Infatti, al contributo richiesto all’intero settore farmaceutico, pagato pro quota da industrie, distributori intermedi e farmacie, si aggiunge un onere pesantissimo che grava unicamente sulle farmacie. La misura, mascherata come taglio al margine del grossista, è in realtà l’ennesima penalizzazione a carico delle farmacie che, come ultimo anello della catena, sono chiamate a versare alle ASL l’intera 'tassa' del 3,65%. Lo denuncia il Presidente di Federfarma Annarosa Racca in una conferenza stampa convocata oggi a Roma per spiegare i motivi del grave disagio delle farmacie nei confronti delle misure contenute nella manovra economica e illustrare le proposte della Federazione per salvaguardare il servizio farmaceutico. La manovra comprime pesantemente l’utile della farmacia. Se prima della manovra la marginalità sui farmaci distribuiti in regime di SSN, era vicina allo zero, con la manovra la marginalità si abbassa ulteriormente fino a diventare a saldo negativo. Ciò significa che, quando una farmacia consegna al cittadino un farmaco SSN, ci rimette: nessuna impresa può reggere con i bilanci in rosso. La Convenzione – che corrisponde al contratto di lavoro tra SSN e Farmacie – negli anni, è stata progressivamente svuotata di contenuti unilateralmente dalla parte pubblica: si sono susseguite, anno dopo anno, una dopo l’altra, norme che hanno modificato fortemente le condizioni economiche sulle quali si basava la Convenzione che risale al 1998. Sono state introdotti, a vario titolo, trattenute e sconti a favore del SSN e nuovi e pesanti obblighi burocratici. Le farmacie continuano a rispettare quanto previsto dalla Convenzione, la parte pubblica no. Oltre a modificare unilateralmente le regole, in molte Regioni la parte pubblica non rispetta i tempi di pagamento fissati dalla Convenzione e rimborsa le farmacie con pesantissimi ritardi. Federfarma non vorrebbe attivare proteste che ricadono sui cittadini. È la manovra stessa che, se non modificata, scaricherà gravi disagi sui cittadini. Gli abitanti dei piccoli paesi o dei centri storici ormai spopolati, in maggior parte anziani, dovranno fare chilometri per trovare una farmacia: molte farmacie, infatti, saranno costrette a chiudere. Già oggi le piccole farmacie hanno un equilibrio economico molto precario. Le preoccupazioni di Federfarma per il futuro di queste farmacie sono condivise dai sindacati dei dipendenti delle farmacie e da Assofarm (che rappresenta le farmacie comunali). È positivo che su tale problema il Governo abbia espresso l’intenzione di intervenire, ipotizzando di esentare le circa 1.500 farmacie già oggi sovvenzionate dallo Stato; il problema resterebbe però per la gran parte delle farmacie, più di 15.000, che lavorano prevalentemente con il Sistema Sanitario Nazionale e nelle quali le vendite SSN sono pari o superiori al 60% delle vendite totali. Tutte queste farmacie, per poter sopravvivere, dovranno tagliare drasticamente le spese di gestione. Il personale sarà ridotto al minimo: in farmacia si formeranno lunghe file di persone in attesa di poter parlare con l’unico farmacista disponibile. Le farmacie saranno costrette a ridurre le scorte di farmaci presenti in magazzino e quindi capiterà spesso che il cittadino dovrà tornare per ottenere il farmaco di cui ha bisogno. Le farmacie non saranno più in grado di assicurare l’attuale assortimento di prodotti: il cittadino si dovrà accontentare di quello che trova. Le farmacie poi non potranno più erogare gratuitamente le tante prestazioni aggiuntive che oggi assicurano, come la prenotazione di visite ed esami presso le strutture pubbliche e le campagne di prevenzione (ad esempio, quella per la prevenzione del tumore del colon retto che ha già salvato molte vite). Impensabile, ovviamente, in questa situazione, ipotizzare che le farmacie possano fare gli investimenti necessari per attivare i nuovi servizi previsti dal Governo per potenziare l’assistenza sanitaria sul territorio e contenere i costi sostenuti da ospedali e ASL, senza ridurre le prestazioni garantite ai cittadini. Per le farmacie ridurre i costi di gestione potrebbe essere insufficiente a mantenersi in attivo. È quindi molto probabile che nel giro di qualche mese le farmacie saranno costrette a sospendere la dispensazione dei farmaci in regime di SSN. I cittadini, in quel caso, dovranno pagare i farmaci di tasca propria e chiedere il rimborso alla ASL. Le farmacie chiedono che il Governo rispetti gli impegni. Il Governo non può, da una parte, farsi bello annunciando che le farmacie si trasformeranno in centri polifunzionali dove il cittadino potrà trovare nuovi e importanti servizi (analisi diagnostiche di prima istanza, prenotazione di visite ed esami, prestazioni infermieristiche e fisioterapiche, ecc. ecc.) e, dall’altra, prelevare dalle tasche delle farmacie una cifra assurda e assolutamente insostenibile. Federfarma ha formulato un ventaglio di proposte alternative per ridistribuire in modo più equo l’onere della manovra sull’intera filiera (industria, grossista, farmacia), recepite nei numerosissimi emendamenti presentati da tutte le forze politiche in V Commissione Bilancio del Senato. La soluzione più semplice, equa e facilmente applicabile è la riduzione del prezzo dei medicinali a carico del SSN, una misura che si distribuirebbe in modo equo sull’intera filiera, industria, grossista, farmacia. Per ottenere lo stesso risparmio per il SSN previsto dalla manovra, sarebbe sufficiente tagliare i prezzi dei farmaci del 3,3%. Questa soluzione, peraltro adottata da altri Paesi europei, avvantaggerebbe anche i cittadini, oltre che le Regioni e le ASL. La riduzione dei prezzi consentirebbe ai cittadini che non ricorrono al SSN di spendere meno per acquistare i farmaci di tasca propria, con effetti di contenimento dell’inflazione. La riduzione dei prezzi favorirebbe inoltre gli ospedali e le ASL che potrebbero acquistare i farmaci, partendo da un prezzo minore. Federfarma è consapevole della gravità della situazione finanziaria del Paese e non intende sottrarsi ai sacrifici richiesti. Chiede, però, al Governo, al Parlamento e alle Regioni che tali sacrifici siano ripartiti in modo più equo sull’intera filiera del farmaco, industrie, grossisti, farmacie. Federfarma propone pertanto l’abbattimento del prezzo dei farmaci del 3,3%.

Fonte: Federfarma.it

Partendo dallo Studio del Prof. Pastore, commissionato dal Presidente di Federfarma Lazio Dr. Franco Caprino, interessante la proposta della Presidente di Federfarma Nazionale Dr. Annarosa Racca che chiede al Governo un abbattimento del 3,3% del costo dei medicinali. Con piacere, riscontriamo analogie con lo studio da Noi effettuato e pubblicato nei giorni scorsi.

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