Comunicato stampa sul "Progetto Nannolo"

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Abbiamo diffuso oggi un nuovo Comunicato stampa col quale affrontiamo due tematiche, in apparenza completamente indipendenti e svincolate l'una dall'altra ma, a ben vedere assai collegate e quasi entrambe conseguenze di uno stesso punto di vista... da correggere.

Da un lato, assistiamo a un equilibrio ormai dinamico fra "farsa" e "tragedia" nel quale la Farmacia privata viene estratta dalla stalla, al bisogno, per essere munta a dovere laddove ce ne sia più bisogno: oggi, in particolare, sembra si tratti di "servirsene" per tamponare in qualche modo (è ineluttabile come, ormai, non ci sia più metodo nè ritegno) l'esorbitante e ancora ingiustificato debito sanitario delle Regioni, accumulato soprattutto a causa dell'ambito ospedaliero.

Attenzione, però: la mammella della farmacia italiana è da anni spremuta a più mani attraverso ripetuti tagli dei prezzi dei farmaci, sconti, distribuzione diretta e per conto, ritardi dei pagamenti Asl, costi per l’adeguamento dei sistemi informatici e per ottemperare all’art. 50 e via dicendo. Si rischia di arrivare a un punto di rottura col quale, a rimetterci, saranno i dipendenti delle farmacie private e, tanto per cambiare (ma senza che glielo si faccia sapere, attenzione!), il cittadino: il Cliente/Paziente che più parti continuano a voler trasformare in "consumatore" persino quando si parla di medicinali.

Nel Comunicato parliamo anche di "farmaci orfani": quei medicinali che trovano indicazione nella terapia di alcune malattie rare ma che, a causa di un mercato poco remunerativo, non riescono a sostenere le spese del proprio sviluppo, produzione e commercializzazione. Sono medicinali efficaci e spesso caratterizzati da un buon profilo di tossicità ma non trovano una propria collocazione stabile sul mercato e, di conseguenza, la loro produzione viene cessata. Il problema non è tanto il medicinale che resta "orfano" della patologia (rara) per la quale è indicato, quanto il paziente affetto da tale patologia che resta "orfano" del proprio farmaco, col quale magari è soddisfacentemente in terapia da anni.

Certo, in molti casi è possibile "ripiegare" su un farmaco analogo ma in altri casi non è così semplice: lo dimostra il caso nadololo, attuale in questi mesi. Un problema verso il quale il MSFI, compatibilmente con i propri limiti, si è mosso in modo rapido e preciso attuando quasi dall'oggi al domani un Progetto che, ora dopo ora (letteralmente, grazie all'impegno volontario di tanti colleghi farmacisti) sta venendo incontro alle esigenze di centinaia di pazienti che col nadololo avevano trovato una terapia (il "quasi" è d'obbligo!) ideale: persone che, anche volendo, non hanno la possibilità di sostituire il nadololo con una molecola simile proprio a causa del proprio stato patologico.

Ricordiamo che la Salute, in Italia, non è un bene "della maggioranza": è un diritto costituzionale di ogni singolo cittadino.

Ora, concludendo, cos'hanno in comune i due temi in questione?

Lo squallido punto in comune è la visione aberrante, distorta e palesemente errata che alcune terze parti hanno della farmacia italiana: da un lato, essa viene troppo spesso vista come un "bancomat"cui attingere al bisogno per tamponare le falle prodotte dall'incompetenza e dalla dissolutezza delle parti medesime; dall'altro, troppo spesso altre parti (o le stesse, a seconda dei casi...) non la considerano come invece è: una struttura sanitaria nel cui DNA c'è il prioritario interesse verso la tutela della Salute pubblica, persino nei casi in cui la parte tutelata rappresenti una minoranza.

Il "Progetto nadololo" del MSFI non è un caso: è la prova pratica, fondata su un'iniziativa umanitaria e forse la prima nel suo genere, che la Farmacia italiana è pronta a raccogliere una sfida pur di svolgere il proprio ruolo a tutela della Salute pubblica (le farmacie aderenti al Progetto aumentano spontaneamente di ora in ora!).

L'ennesima prova. Sarebbe anche ora che qualcuno "dei piani alti" se ne accorgesse una volta per tutte e si regolasse di conseguenza prima che sia troppo tardi...

Comunicato stampa n° 18 Il "Progetto nadololo"

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