Due lettere

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Pubblichiamo la lettera del Presidente Ettore Lembo inviata, a mezzo fax, al Primo Ministro ProF. Senatore Mario Monti la notte di Capodanno, in segno di solidarietà a tutti i farmacisti che hanno svolto il turno notturno e diurno di queste festività.

Dott. Alessandro Taroni

Roma, 01 Gennaio 2012

Pregiatissimo Prof. Sen. Presidente Mario Monti,
Mentre tutti festeggiano l’ingresso del nuovo anno 2012, vi sono tanti uomini e donne che si impegnano e lavorano per garantire e vigilare sulla sicurezza e la tranquillità della popolazione.
Gente delle Forze dell’Ordine, Protezione Civile, Vigili del Fuoco, Medici, Infermieri, Farmacisti, Operatori di Pubblica Utilità.
Non appartengono al mercato, non appartengono all’economia, appartengono alla civiltà ed all’umanità.
Svolgono un servizio spesso ignorato, ma dovuto, che trova considerazione solo quando eventi eclatanti li rendono noti.
Questi uomini e queste donne non si sottraggono al Loro impegno civile e rinunciano a trascorrere le festività lontano dai propri cari.
Lei, forse, mi dirà: “sono pagati per questo”.

Io le rispondo: “qual è il prezzo, se c’è un prezzo!“
L’economia ed i mercati devono trovare il loro spazio e la loro dimensione, ma non possono ne devono sostituirsi alla civiltà ed all'umanità.
Questa notte Lei riceverà molti fax da tanti farmacisti di tante farmacie che desiderano testimoniare il loro impegno nel garantire i farmaci a tutti i cittadini bisognosi in questa notte ed il prossimo giorno quando tutti gli esercizi commerciali saranno chiusi. (Banche, Supermercati, Negozi, Uffici, ecc.).
Vuole essere una forma di protesta, civile e democratica, che non penalizza chi ha bisogno di aiuto o di sollievo, il cittadino.
Vuole essere un modo per sensibilizzare chi in nome e per conto del mercato e dell’economia guarda solo i grandi fatturati svendendo la civiltà e l’essere umano.
Si banalizza il farmaco, fascia A, fascia C, SOP, OTC, ma sempre farmaci sono.
Si spacca la farmacia, parafarmacia, corner GDO, magari domani farmacia ambulante.
Si divide il farmacista, farmacista di farmacia, farmacista di parafarmacia o di corner.
Le chiedo: può il mercato e l’economia dividere la trilogia Farmaco–Farmacista–Farmacia?
Miglioralo? Bisogna!
Distruggerlo? NO!
Come Presidente di questo Movimento, promotore di questa iniziativa ideata dal Dr. Pasquale Sechi, titolare di una farmacia rurale in provincia di Oristano, ho sentito la necessità di inviare a Lei un fax, per dimostrare la mia solidarietà nei loro confronti.
Un pensiero di Stima, Affetto e ringraziamento, oltre che di Auguri, a tutti coloro che questa notte e domani lavorano.

Un Augurio a Lei, Presidente, Senatore, Professore Mario Monti ed un invito a riflettere sul peso che i mercati e l’economia hanno sul viver civile.

Ettore Lembo,
Presidente M.S.F.I.

Pubblichiamo anche la lettera del Dr. Antonio Romano di Francavilla Fontana, inviata il 10 dicembre 2011.

Al Preg.mo
Prof. Mario MONTI
Presidente del Consiglio dei Ministri
Palazzo Chigi - ROMA

Per concepire uno scritto da inviare ad un Presidente del Consiglio credo si debba raggiungere un elevato grado di frustrazione e senso d’impotenza senza i quali non si supera il limite imposto dal comune senso del pudore.
Tuttavia, lunghi anni di studio, di lavoro e di impegno professionale e, anche, di cittadino di questa Repubblica Italiana mi inducono, per dignità e per rispetto verso me stesso, a rivolgermi ad un’Istituzione per chiedere e per invitare ad una riflessione, pur nella consapevolezza della complessità dei problemi che in questo momento ha in carico il Governo e la persona del Presidente del Consiglio.
Non sono spinto, per quanto possa apparire, da problemi personali, ché ogni cambiamento può essere un guaio ma anche un’opportunità, ma da un moto di vera indignazione ed insoddisfazione verso un disinibito legiferare, giocando con la vita di alcune categorie e, soprattutto, come spiegherò, con la intera Comunità Nazionale.
Sono farmacista, ma non uno sciovinista della mia professione. Interpreto tutti giorni il mio ruolo, tenendo sempre ben presente che qualsiasi persona che viene a parlare con me ha un problema piccolo o grande da risolvere.
Ogni giorno, per ventiquattro ore al giorno, questa scena si ripete in ogni angolo del Paese, da Campione d’Italia a Lampedusa, da Otranto a Sassari.
Ogni giorno qualsiasi cittadino, senza appuntamento, senza parcella, senza preavviso, con un’attesa breve o brevissima, può entrare in una Farmacia Italiana con l’opportunità di parlare con personale laureato che, con l’indipendenza garantita da un sistema equilibrato in tutte le sue componenti, ascolta, consiglia, indirizza, istruisce e, spesso, anche conforta.
Ogni giorno e anche ogni notte, per trecentosessantacinque giorni all’anno, ogni cittadino ha potuto, almeno negli ultimi cento anni, tanto data la normativa Giolitti, recarsi in Farmacia per reperire il farmaco di cui necessitava, reperendolo sempre al momento o in tempi brevissimi o brevi.
Ogni giorno un’enorme fetta di popolazione costituita da anziani, da diseredati, da persone sole o in difficoltà, ha trovato nella farmacia del proprio quartiere, del proprio comune, della propria frazione, un punto di riferimento affidabile. Un’istituzione che, spesso, anche nello spirito della Legge, ha integrato e, a volte, sostituito altri enti assistenziali dello Stato, come una sorta di front-office del Servizio Sanitario Nazionale aperto sempre e a tutti.
Ogni giorno, in ogni Farmacia Italiana, si è operato in favore di tutti. Soltanto la mia personale esperienza, una goccia nell’oceano, è ricchissima di episodi piccoli e grandi che, a volte hanno contribuito a salvare una vita, e in altre occasioni hanno solo ridato un momento di speranza a chi soffre per una malattia o per una preoccupazione di salute e non solo.
Tutto grazie ad un sistema concepito con grande lungimiranza, tanto che è di gran lunga ai vertici di gradimento dei cittadini tra tutti i servizi di cui gli stessi usufruiscono, ospedali e supermercati compresi. L’inserimento nel decreto cosiddetto “salvaitalia” di una nuova normativa sui farmaci è poco attinente agli obbiettivi dello stesso provvedimento e risponde a logiche ignote e, forse, indicibili.
I sacrifici chiesti ai cittadini, in realtà ultimi di una lunga serie, se consideriamo i cittadini che hanno sempre fatto il loro dovere, non sono stati controbilanciati da norme che vadano a colpire i motivi di formazione del debito pubblico. Qualche anno fa, insieme ad altri, effettuai un’indagine documentata dai dati ufficiali dello stesso ente comunale sulle opere pubbliche iniziate e mai terminate oppure rifatte più volte nel comune in cui risiedo (Francavilla Fontana, provincia di Brindisi, 36.000 abitanti). Ebbene esistevano, ed in gran parte esistono, opere inutili o inutilizzate o abbandonate per un valore di oltre cinquanta milioni di euro, dico cinquanta milioni di euro. E questo è successo in ogni angolo d’Italia, in ogni ente, in ogni istituto pubblico o parapubblico. Perché la politica arruffona e predona ed il consenso facile sottendono lo spreco e lo spreco sottende il debito pubblico. Non devo ricordare io che all’inizio del primo governo Craxi il debito ammontava a 400mila miliardi di lire e che alla fine del CAF era più che triplicato.
E, allora, sacrifici senza il contraltare di norme severissime che colpiscano lo sperpero e l’abuso, se non il furto, di risorse pubbliche, che ripristinino i controlli (ah, quanto si sente, ad esempio, la mancanza dei Coreco!), che inaspriscano l’azione giudiziaria e l’attività della Corte dei Conti, che introducano strumenti davvero innovativi nella lotta all’evasione fiscale come il conflitto di interessi tra cittadini, a nulla varranno. Altro che “salvaitalia”!!! Già il passaparola tra la gente è la riduzione di consumi, il risparmio sui costi, la riduzione del tenore di vita e non necessita essere professori della Bocconi o l’Oracolo di Delfo per temere che, il presunto vantaggio di un decreto, sarà bruciato nei prossimi mesi da una marcatissima riduzione degli introiti del fisco, sia nella tassazione diretta che nell’indiretta. E da una riduzione degli investimenti delle famiglie e delle imprese. Visto che le famiglie vengono ancora una volta punite, mentre, per ammissione del Governo, è difficile anche solo individuare se non tassare i grandi patrimoni.
Rimarrà solo l’amarezza che a un sistema collaudato ed efficiente, magari ulteriormente perfettibile, come la distribuzione del farmaco in Italia, si è inferto un colpo micidiale senza nulla offrire in cambio. Tutto soltanto sulla base di un “dossier” elaborato ragionieristicamente da un signore (Catricalà) che, da presidente di un’agenzia pubblica, con uno stipendio annuo di seicentomila euro (!), si è ritrovato, grazie ad una situazione emergenziale, dotato di un enorme potere. Tra l’altro, senza ricevere l’avallo democratico del popolo, se non da un parlamento violentato e stuprato da deputati nominati, voltagabbana, spesso transfughi dalle posizioni politiche del momento elettorale e, per lo più, tesi all’accaparramento di prebende e vitalizi.
Ancora una volta la mia Repubblica si mostra matrigna con coloro che sempre hanno cercato di fare il proprio dovere di lavoratori, di professionisti, di cittadini e benigna con chi l’ha spesso usata per propri fini personali. Direi, senza retorica, forte con i deboli e debole con i forti.
Da un qualificatissimo gruppo di Professori e di Intellettuali mi sarei aspettato un colpo di reni per superare l’ostacolo. Non la solita tecnica dei politici più ipocriti che, spesso, con la scusa dell’emergenza e dell’urgenza, hanno infilato tutto ed il contrario di tutto nei provvedimenti di legge. Magari, spero inconsapevolmente, per andare incontro alle necessità di gruppi economici (vedi coop varie e grande distribuzione) che sicuramente non hanno a cuore la Salute Pubblica ma solo i propri fatturati e che, anche nel Parlamento, hanno certamente i loro sponsor più o meno evidenti e camuffati da amici del popolo.
L’aspetto più bruciante, come spesso è accaduto nella storia del Paese, è che si distrugge senza costruire nulla di altrettanto valido in cambio. Senza coinvolgimento e senza concertazione, ma con atti d’imperio. Senza considerare che il bene “farmaco” e il bene “farmacia” possiedono dei contenuti che non possono essere valutati solo con la più darwiniana delle mentalità mercatistiche, a meno che non si vuole peccare di grande superficialità o di pressappochismo.
Nessuno potrà mai convincermi che, per salvare l’Italia e addirittura l’Europa, la priorità era demolire il Servizio Farmaceutico, piuttosto che far pagare l’Ici alle proprietà ecclesiastiche o mille altre iniziative evidentemente più urgenti.
Mi dispiace Professor Monti, mi dispiace proprio tanto…

Francavilla Fontana; 10 dicembre 2011
Dr.Antonio ROMANO

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