L'Impresa Farmacia Italiana a rischio chiusura!

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E’ stato presentato nei giorni scorsi a Roma l'interessante lavoro "L’impresa farmacia. Evoluzioni del contesto e dinamiche reddituali", pubblicato da Abstract. Lo studio è stato effettuato dal Prof. Alberto Pastore e Maria Vernuccio Ricercatore e Prof. Aggregato, Docenti della Facoltà di Economia presso L’Università di Roma La Sapienza. Un lavoro fortemente voluto e commissionato dal Presidente di Federfarma Lazio ed Assiprofar Roma Dr. Franco Caprino e da tutto il suo Consiglio Direttivo, preoccupato degli andamenti reddituali, sempre più negativi, che le Aziende farmacie private subiscono ed hanno riportato negli ultimi anni. Il lavoro, di cui è disponibile una sintesi su questo sito - gentilmente concessa dal Presidente Franco Caprino - ci dà la fotografia delle marginalità delle farmacie relative agli anni 2006 e 2008, permettendoci di poter fare delle valutazioni, considerando che non è inserito nello studio il "Decreto Abruzzo", introdotto nel 2009, con i suoi 2 aspetti fortemente penalizzanti e che incidono in maniera gravissima sulla redditività della farmacia:

Penale dell’1,4% sull’intero fatturato al lordo dell’IVA e delle trattenute sulla distinta del SSN. Restrizione dei margini sui generici.

Per correttezza di informazione, lo studio è stato effettuato su 100 farmacie del Lazio ma, come asserito dallo Stesso Prof. Alberto Pastore, le differenze con le farmacie delle altre Regioni sono minime ed irrilevanti. Le considerazioni che si cercherà di sviluppare, senza entrare in tecnicismi, saranno di 3 tipi:

Impatto economico/reddituale per la farmacia - insostenibilità dell’Azienda. Impatto occupazionale – dismissione posti di lavoro. Impatto sociosanitario - ripercussione sui cittadini.

Impatto economico/reddituale

In questi ultimi anni, nonostante la continua inflazione con relativa crescita di tutti i costi, nel comparto farmaceutico assistiamo ad un fenomeno che stranamente non viene rilevato da alcuno: laDEFLAZIONE. Il continuo abbassamento dei prezzi dei farmaci, l’introduzione dei farmaci generici e il loro sviluppo favoriscono certamente un notevole contenimento della spesa pubblica; tuttavia contribuiscono sensibilmente ad una minore redditività dell’azienda farmacia, che non viene compensata dall’incremento del numero delle confezioni dispensate. Giusto per fare un confronto con alcuni autorevoli Stati Europei presi spesso come riferimento, la spesa farmaceutica convenzionata pro-capite in Italia è di circa € 317 contro i € 345 della Spagna, i € 476 della Germania e i €523 della Francia (fonte rielaborata su dati Censis 2009). A questo bisogna aggiungere la continua migrazione di farmaci dalla dispensazione nella farmacia privata alla distribuzione diretta e per conto dove, a fronte di un non sempre evidente risparmio sull’acquisto da parte dell’ente, corrisponde un notevole aggravio di costi di gestione, non evidenziabili perché inseriti in capitolati di spesa diversi e non facilmente estrapolabili. 24 milioni di euro fatti risparmiare alla regione Lazio in 6 mesi dalle farmacie private, attraverso la distribuzione dei presidi per diabetici, sono una tangibile testimonianza (Fonte: Federfarma Lazio). Tralasciamo di esaminare il "fenomeno" dei farmaci SOP e OTC, pur rappresentando questi circa un 8% del fatturato delle farmacie, che hanno visto un cospicuo aumento del prezzi di cessione da parte delle aziende contro un sensibile decremento del prezzo al pubblico - effetto liberalizzazione - che ricade solo ed esclusivamente sull’Azienda farmacia. Di contro, il continuo aumento dei costi di gestione, personale, fitti, oneri vari, e l’aumento delle perdite, scaduti, continuo cambio foglietti illustrativi senza l’autorizzazione allo smaltimento delle scorte esistenti, pay-back, ecc. hanno contribuito a ridurre in maniera eccessiva la redditività della farmacia già nel 2008, al limite della sostenibilità, e certamente rendendola non in grado di supportare il previsto sviluppo futuro. Se fino a qui ci siamo limitati a considerare il periodo 2006 e 2008, perfettamente in linea con il lavoro effettuato dall’Esimio Professore, ancora peggiorativo risulta essere il dato dell’esercizio 2009, attualmente in esame dai commercialisti, vista l’imminente dichiarazione dei redditi. Infatti, oltre la su citata DEFLAZIONE, un ulteriore ed inspiegabile provvedimento si è abbattuto sulla farmacia privata. Il Decreto conosciuto come "Decreto Abruzzo", descritto precedentemente, incide in maniera notevole direttamente sulla redditività della Azienda farmacia, abbassandone ulteriormente di alcuni punti il margine percentuale. Ci si chiede se per il 2009 il reddito di impresa delle farmacie possa essere congruo agli studi di settore, previsti dal nostro ordinamento fiscale, o se assisteremo ad una valanga di ricorsi per non congruità data la sua prevista esiguità. Sarebbe gradita una risposta da parte degli Studi dei principali Fiscalisti del settore, che verrebbe immediatamente da noi pubblicata, ricordando che la farmacia è stata una delle imprese con il maggior gettito fiscale cui lo Stato Italiano non può rinunciare.

Impatto occupazionale

Una delle voci che incidono fortemente sulla redditività di una azienda, è certamente il costo del personale. Costo cui nessun imprenditore si sottrae fin quando esiste un rapporto congruo con il fatturato ed il ricavo. A causa della deflazione e del notevole incremento dei tagli effettuati, l’equilibrio necessario e sufficiente affinché la farmacia possa avvalersi di più dipendenti si affievolisce sempre di più, come si evince anche dallo studio del Prof. Alberto Pastore, dove la spesa per il personale ha una forte incidenza negativa nelle farmacie più grandi. A fronte di un aumento di lavoro, misurabile in numero di confezioni di farmaci dispensati e all’evasione di un numero maggiore di ricette, il fatturato ed il ricavo tendono a diminuire. Lo scostamento negativo tra fatturato e ricavo ne consegue, per ovvie ragioni, la dismissione di posti di lavoro. Questo Movimento si era preoccupato di segnalare il pericolo di licenziamenti, in occasione di un provvedimento del 2008 poi adottato nel 2009, con ben 2 comunicati stampa (10/10/08 e 22/10/08). Sembrerebbe che in tante farmacie si e provveduto a licenziare, anche se il dato non è rilevabile perché si tratta di piccole aziende individuali. Tutto ciò nonostante l’aumento del lavoro che imporrebbe un aumento del personale. Per di più, è noto come la remunerazione del personale dipendente delle farmacie private non sia in linea con quello dei colleghi delle strutture pubbliche, e prima o poi, inevitabilmente si dovrà intervenire (si ricorda che siamo ormai in scadenza di contratto). Tutto questo provoca un cortocircuito che, come vedremo, andrà a ripercuotersi direttamente sul cittadino, fruitore del farmaco.

Impatto socio-sanitario

Quando un'azienda privata non è più in grado di sostenersi autonomamente traendo profittabilità dal proprio lavoro, è destinata a chiudere. Stiamo osservando questo fenomeno in tante aziende colpite dalla crisi economica. L’impatto sociale è di enorme rilevanza, questo lo sappiamo bene, e le ripercussioni, oltre all’ovvio disagio per il lavoratore, ricadono su tutta la comunità. Cassa integrazione, disoccupazione, aumento dei costi per tutta la collettività. Ben più grave e di portata inimmaginabile è invece l’impatto che si avrebbe ipotizzando la chiusura delle farmacie cui va aggiunto l’indotto lavorativo che creano 17.000 Farmacie. Studi commercialistici, trasporti, Depositi farmaci, ecc. Incalcolabili i costi ed i disagi per i cittadini costretti muoversi con le macchine alla ricerca di megastrutture di dispensazione del farmaco, per quelli che hanno la possibilità di ricevere assistenza da amici o parenti, abbandonati al loro destino quegli anziani e degenti soli, che si vedono privati del loro punto di riferimento, vista la capillarità delle farmacie sul territorio, e non hanno la possibilità di spostarsi. E’ importante notare come esista infatti un farmacista ogni 773 abitanti (dati ASIA Imprese 2008), tanto che il CENSIS, nel 2010, ha rilevato in una sua indagine che il 98% degli intervistati apprezza la qualità del servizio che le farmacie offrono. Il farmaco è un bene di utilizzo che serve ad aumentare e migliorare la qualità della vita, oltre che allungarla, e deve essere accessibile a tutti pur con le dovute cautele che solo il farmacista sa e può dare. Ipotizzare la chiusura delle farmacie significa far correre il rischio al cittadino di non aver più la possibilità di accedere alle cure, costringendolo a rivolgersi alle strutture pubbliche che, guarda caso, si vuole ridurre per contenerne i costi, visto l’ormai comprovata impossibilità di gestirne i costi. Ma lo stesso ridimensionamento della farmacia, dovuti a tagli di personale, ridimensionamento dei locali, ecc. per poter riportare l’equilibrio fatturato/ricavo/profitto ad un livello di accettazione necessario per la sussistenza dell’azienda, richiederebbe un sacrificio per il cittadino non in linea con tutti quegli standard che una società civile ed organizzata, quale è l’Italia, deve avere. Si tratterebbe di un salto indietro di diverse decine di anni che farebbero precipitare il nostro sistema farmacia, invidiato da tutti i paesi più civili, in un sistema da terzo o quarto mondo.

Conclusione

L’eccellente studio del Prof. Pastore, autorevole esponente di Economia, assolutamente non influenzato da tematiche di tipo lobbistico, deve essere inquadrato come il punto di partenza sotto al quale non si può scendere senza distruggere il sistema farmacia ed evidenzia quanto si sia prossimi al limite di auto-sostenibilità dell’azienda farmacia, rappresentandone un AUTOREVOLE grido di allarme. Per cui la Classe Politica attuale, che ha nei propri piani l’interesse di far evolvere il sistema sanitario mettendo al centro l’istituzione della farmacia, consapevole dei benefici in termini salutistici e del risparmio che questa può apportare, non può nè deve disconoscere l’attuale situazione economica e reddituale cui sono sottoposte queste aziende. Diventa anzi fondamentale invertire questa tendenza, affinchè vi possano essere tutti i presupposti per implementare quei servizi di prevenzione, controllo, monitoraggio ed assistenza che l’azienda farmacia, grazie alla sua oggettiva capillarità sul territorio, può e deve svolgere nell’interesse del cittadino. Raggiungere questi obiettivi significa innalzare ulteriormente la qualità di vita e migliorare la salute dei cittadini italiani garantendo una notevole riduzione della spesa sanitaria. Tuttavia è generalizzata nell’immaginario di Politici e cittadini, ma spesso anche degli stessi farmacisti non adeguatamente informati, l'idea che la farmacia sia azienda capace di produrre ingenti ricchezze economiche, motivo per cui si ritiene - erroneamente - che possa sopportare ulteriori tagli. Ma come lo studio dimostra, già nel 2008 ciò era assolutamente infondato; per giunta, i tagli effettuati nel 2009 aggravano sempre di più la situazione accelerandone il degrado. Non è nostro compito denunciare chi avrebbe dovuto istituzionalmente informare la classe Politica, l’opinione pubblica ma anche gli stessi farmacisti della pericolosa situazione che si è venuta a creare, rimanendo in silenzio o, peggio, continuando ad alimentare quell’idea di "ricchezza" dei farmacisti, che come vediamo è infondata o quantomeno relativa a una netta minoranza. Ci preoccupiamo invece delle ripercussioni fortemente negative che, inevitabilmente, si avrebbero sull’intera comunità e, in particolar modo, su chi è più debole: il cittadino/assistito.

Commento

Nemmeno il tempo di pubblicare lo studio effettuato dal’Esimio Prof. Pastore, lasciando il giusto tempo affinchè chi avrebbe dovuto promuoverlo al livello Governativo avesse la possibilità di farlo, che si preannuncia una nuova "batosta", come la definisce Assiprofar nella propria circolare che riceviamo e pubblichiamo e come annunciato da vari quotidiani. Più che una batosta, a noi sembra un "de profundis" del sistema farmacia Italiano. La manovra riguardante la sanità, in particolare quella inerente la farmacia, non lascia scampo al futuro della stessa, altro che implementazione con i servizi. Una situazione drammatica che vede la fine, per mancanza di redditività, di un sistema ritenuto da tutti "eccellente" e che riscuote il 98% di gradimento da parte del cittadino. Ci auguriamo che chi ha il compito istituzionale di difendere la farmacia abbia già una strategia che possa fermare questa azione distruttiva, messa in atto da politici ignari perché sicuramente mai informati e documentati sull grave stato di disagio in cui le farmacie versano, se non attraverso inutili e generici piagnistei. La stessa "rivoluzione copernicana" che leggiamo in una newsletter di un noto studio commercialistico, ci lascia senza parole. Ci chiediamo se questa rivoluzione non sia già stata messa in atto dal momento che, seguendo le indicazioni date dallo studio del Prof. Pastore, tantissime farmacie non sarebbero dovute rientrare in quelli che sono gli studi di settore. Cosa che avrebbe certamente avuto un risalto nazionale, dando così la possibilità a tutti di capire cosa stesse accadendo nel sistema farmacia. O che, ritenendo congrui i parametri del 2008, dovrebbe accadere a brevissimo, visti gli ulteriori tagli effettuati che incidono pesantemente sulle redditività delle farmacie già pericolosamente basse. Ovvio che Noi non siamo consulenti fiscali, per cui a questo dubbio ci aspettiamo risposte da parte di chi ne ha la competenza. In ogni caso, desideriamo far riflettere tutti su quanto sta accadendo, cittadini compresi. Togliere, e non alleggerire, dal provvedimento la parte inerente la farmacia diventa di priorità assoluta nell’interesse dell’intera popolazione Italiana, e non certo per interesse di categoria.

Il Presidente, Ettore Lembo

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