POLITICHE LIBERTARIE - Alla fine chi paga? I cittadini!

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Mi collego a un post di Pietro Marino, presidente dell'ANPI, pubblicato nel thread del titolo "Libertà di stabilimento farmacie in Portogallo e Germania" al seguente link di Punto Effe:

Pietro Marino ha scritto:

"...L'ANPI persegue il progetto della trasformazione delle Parafarmacie in farmacie non convenzionate vedi PDL zamparutti, Lannutti...". "L'abbassamento del quorum da parte della Regione Puglia penalizza le parafarmacie che hanno aperto nei comuni grossi con una sola farmacia. Non crediamo che aprire 39 farmacie sia la soluzione. Le Parafarmacie o le farmacie non convezionate non apriranno mai in piccoli comuni". "Occorre distinguere tra chi professa in via ideologica il libero esercizio professionale (MNLF) e l'ANPI rappresenta un sindacato di categoria la cui funzione è quella di tutelare gli interessi dei farmacisti titolari di parafarmacia". "...abbandonare l'obbligatorietà del farmacista nei corner e nelle parafarmacie metterà a rischio di sopravvivenza le piccole farmacie rurali (e lo dice uno che è parente di titolari di supermercati) mentre le farmacie non convenzionate tenderanno ad aprire nei grossi centri urbani".

Ho estrapolato dal post di Marino alcuni passi salienti; non per stravolgere il suo pensiero al fine di avallare una mia tesi, ma, bensì, per focalizzare l'attenzione del lettore su ciò che più preme a Marino: ottenere la liberalizzazione del mercato farmaceutico.

D'altronde chi fa vessillo di una frase di Milton Friedman, liberista, "... più volte definito l'anti-Keynes, per il suo rifiuto verso qualsiasi intervento dello Stato nell'economia ed il suo sostegno convinto a favore del libero mercato e della politica del laissez-faire", non può che sposarne appieno le tesi. Anche se oggi tali teoremi liberisti trovano, proprio nella patria del liberismo più sfrenato (gli U.S.A.), i principali oppositori! Basti considerare l'apporto in danaro che, a spese dei contribuenti, verrà profuso nel sistema economico americano per fronteggiare il distruttivo uragano economico dei mutui facili e i fallimenti delle varie banche e finanziarie le quali, grazie al locale sistema creditizio, hanno "drogato" il mercato. La Federal Reserve statunitense ha infatti varato un piano di 'bail out' in favore di AIG del valore di 85 miliardi di dollari.

Quello che manca nell'analisi di Pietro Marino è il "soggetto", "il cittadino"! Marino difende il libero mercato, non la farmacia o la para-farmacia, e quindi il loro fruitore (cliente/paziente). Prova ne sia il fatto che egli, dal sito di farmacialibera.it, ora si trova a presiedere l'ANPI (Associazione Nazionale Para-farmacie Italiane).

La farmacia, con la pianta organica, tutela il cittadino. Quindi, per una semplice proprietà transitiva il legislatore ha pensato bene, nel creare il meccanismo legislativo che governa il terminale del sistema farmaceutico, di "responsabilizzare" i titolari delle farmacie affinché essi, difendendo la proprietà (in concessione) difendano anche gli interessi della comunità. Questo lo si è ottenuto impedendo a che le farmacie possano assumere le sembianze di S.p.A. o di s.r.l. Per chi non ha dimestichezza con queste sigle, basti sapere che una farmacia può essere gestita non "in forma giuridica" ma solo come "persona fisica"; in pratica il titolare o i soci (se trattasi di una s.n.c. o s.a.s.) rispondono con i propri beni privati di eventuali fallimenti o di una scorretta gestione. Con la loro farmacia e la proprietà, non con i debiti, danno sufficienti garanzie economiche per accedere alle linee di credito attivate presso le finanziarie.

Provate ora a pensare se sarebbe stato possibile attuare un fallimento catastrofico come quello della Leman Brothers con simili paletti giuridici. Oggi si inneggia, da più parti, al controllo statale e ci si strappa le vesti per il fatto che i controllori non facevano appieno il proprio dovere, e nessuno censurava ciò. Come se in una catena di responsabilità, alquanto lunga, sia possibile verificare l'intero processo! Se le responsabilità, penali e amministrative, ricadessero sul singolo, a qualsiasi livello, senza intercessioni sindacali o indulti politici, si creerebbe una situazione di autocontrollo più semplice da gestire a livello governativo.

Creare un sistema libero, senza guida e fuori controllo, a chi giova se non a quei soggetti che hanno sempre eluso le regole? Chi deve fissare le regole del mercato e, soprattutto, del mercato della salute? Le multinazionali? Le Coop? Le associazioni dei consumatori, foraggiate da queste ultime?

Alla fine di tutto, chi paga? I cittadini!

L'America non è nuova a situazioni di bancarotta come quelle accadute in questi ultimi mesi. In Italia vi sono ancora molti risparmiatori che piangono per i danni del tonfo della Parmalat. Sarebbe accaduto tutto ciò in un sistema liberista ma controllato dallo Stato? La verità è che le Multinazionali, nel foraggiare i politici a Bruxelles, hanno volutamente acconsentito che si inneggiasse a politiche liberticide e libertarie (chiamate però liberiste). Il fatto che si discuta della proprietà delle farmacie e dei loro margini operativi innanzi alla Corte di Giustizia di Bruxelles conferma quanto asserisco.

Gli interessi dei grossi gruppi sono troppo preponderanti. E quelli come Marino, Lanutti, Bersani e Zamparutti fanno da sponda ad attacchi al sistema sin troppo evidenti. Gli stessi patti di Laeken del 2001, in cui si escludevano i servizi di interesse generale (SIG) dalle politiche liberiste, sono stati volutamente disattesi (vedi il post scriptum alla fine di questo testo). E questa si ha il coraggio di chiamarla "Europa dei Cittadini Europei"? Meglio la definizione di "Europa delle Multinazionali Europee".

Sino a oggi il sistema farmacia funziona e continua a tutelare il cittadino con quella coperta di professionalità e garanzie che solo i farmacisti nella farmacia possono offrire.

Se Pietro Marino è convinto che il suo modello liberista proposto sia valido, è pronto a rischiare di suo? E' disposto ad aprire una para-farmacia, come sollecitava altri a farlo? Non vorrei che tutto quel che scrive e pubblicizza sia finalizzato all'ottenimento di un posticino politico in qualche apparato di partito. Sarebbe una grave delusione per me, poiché, avendoci colloquiato telefonicamente, ha lasciato trasparire intelligenza e preparazione, non palese opportunismo.

Dr. Raffaele Siniscalchi

P.S.: Mi risulta che l'art. 32 della Costituzione Italiana non sia stato abrogato e che la direttiva Bolkestein non ha potere in materia di sanità. Mi risulta che i Servizi d'Interesse Generale (SIG) siano esclusi dal campo di applicazione della Direttiva, ma che essa si applichi ai Servizi d’Interesse Economico Generale (SIEG), vale a dire ai servizi che corrispondono a una attività economica e che sono aperti alla concorrenza.

In realtà, la distinzione tra SIG e SIEG è molto fuorviante. In effetti, nel rapporto sui servizi d’interesse generale presentato al Consiglio europeo di Laeken alla fine del 2001, la Commissione rileva che "non è possibile stabilire a priori un elenco definitivo di tutti i servizi di interesse generale da considerarsi come non economici".

Si basa per questo sull’interpretazione di una sentenza della Corte di Giustizia secondo la quale "costituisce attività economica qualsiasi attività consistente nell’offrire beni e servizi su un dato mercato". Con una tale definizione, tutto, eccetto le attività "di governo" dello Stato, può essere considerato come "attività economica" e quindi assoggettato alle regole della concorrenza.

Tuttavia, la direttiva ora esclude nettamente un certo numero di attività inerenti i servizi pubblici o attività dipendenti dal potere pubblico. In totale, e sperando di non aver dimenticato niente: accesso ai fondi pubblici, servizi sociali, edilizia popolare (finanziamento, sistema di aiuti, criteri di assegnazione), servizi per l’infanzia e la famiglia, servizi finanziari, servizi sanitari e farmaceutici tra i quali i rimborsi delle spese sostenute per cure, l’audiovisivo ivi compreso il cinema, i giochi d’azzardo (?), le professioni associate all’esercizio del potere pubblico, la fiscalità, le attività sportive amatoriali.

In pratica risulta necessario impedire che il liberismo selvaggio e il capitale entrino in servizi essenziali finalizzati alla tutela sanitaria dei cittadini.

Dr. Raffaele Siniscalchi Consigliere Movimento Spontaneo Farmacisti Italiani

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