Quesiti al Dott. Diego Petriccione dell'Ufficio Centrale Stupefacenti di Roma

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Abbiamo recentemente posto due quesiti al Dott. Diego Petriccione dell'Ufficio Centrale Stupefacenti di Roma con una lettera che il Dott. Raffaele Siniscalchi, Responsabile per la coordinazione dei programmi del M.S.F.I., ha provveduto a stilare e inviare.

Oggetto della lettera: "utilizzo di più registri di carico e scarico stupefacenti in farmacia e chiarimenti in merito all'Ordinanza del 16 giugno 2009 e successiva ordinanza del 2 luglio 2009 a firma del vice-ministro Feruccio Fazio".

Pubblichiamo, nell'interesse dei colleghi farmacisti, la risposta che ci è pervenuta a opera della Dott.ssa Germana Apuzzo (Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali Settore Salute - Dipartimento dell'Innovazione Direzione generale dei farmaci e dei dispositivi medici):

"Gentile Dott. Siniscalchi, in merito al primo quesito, le confermo che l’art. 60 del Testo unico sugli stupefacenti prevede un unico registro di carico e scarico degli stupefacenti. Tale registro deve essere sempre presente nelle aziende autorizzate alla fabbricazione, all’impiego, al commercio, nelle farmacie esterne ed ospedaliere, nonché nelle strutture sanitarie pubbliche o private in cui avviene l’approvvigionamento dei farmaci a livello centralizzato. La firma dell’Autorità Sanitaria Locale in ogni pagina del registro deve essere originale e non riprodotta su timbro. Le norme d’uso sono contenute nel Decreto ministeriale 20 aprile 1976 e prevedono che sia consentita la ripartizione dei registri, destinando a ciascuna sostanza o preparazione un numero di pagine proporzionali al movimento previsto; tali pagine devono essere comunque intestate.

Le problematiche da lei evidenziate, qualora integrate e meglio specificate, potrebbero comunque essere oggetto di opportuna considerazione per eventuali future modifiche normative. Sarebbe utile conoscere nel dettaglio le attività a cui fa riferimento nella sua nota e le procedure operative proposte, per una valutazione.

In merito al secondo quesito, è di prossima pubblicazione una circolare esplicativa della DGFDM che chiarirà tutte le perplessità che sono state finora rappresentate in merito all’applicazione dell’ordinanza da lei citata.

Le ricordo infine che la semplificazione prevista nell’ordinanza ha avuto come principale obiettivo il malato e l’accesso alle cure più idonee, in quanto non si tratta di una semplificazione amministrativa ma prescrittiva, nelle more di una revisione del Testo unico, relativamente ai criteri di classificazione e alle modalità di prescrizione dei medicinali oppiacei da utilizzare nella terapia del dolore in grado di tutelare efficacemente i diritti dei malati.

Cordiali saluti, Germana Apuzzo"

Segue inoltre la risposta del Dott. Petriccione:

"Egr. Dott. Siniscalchi, l’art. 60 del D.P.R. n. 309/1990 prevede che per ogni singola sostanza o preparazione sia riservata una specifica pagina del registro di entrata ed uscita. Teoricamente nulla vieta di tenere più di un registro, anche se, vista la disposizione citata, non se ne vede l’utilità. A meno che, ad esempio, il laboratorio non sia fisicamente staccato e non direttamente accessibile dall’area vendita, per cui potrebbe essere utile detenervi un registro dedicato alle preparazioni galeniche (anche se poi la preparazione, che deve essere registrata a giustificativo dello scarico della materia prima, viene comunque dispensata in area vendita). Ancor meno appare logica (anche se non espressamente in contrasto con la legge) la detenzione di due registri, uno per le prescrizioni con RMR (tab. II sez. A) e uno per quelle con RNR (sezioni B e C).

Quanto alle ordinanze 16 giugno e 2 luglio (peraltro non di iniziativa di questo Ufficio), si ritiene che l’obbligo di accertamento dell’identità dell’acquirente riguardi tutti i medicinali ad uso diverso da quello parenterale iscritti nell’allegato III-bis (escluso metadone e buprenorfina orale) prescritti su ricetta c.d. bianca, quindi anche quelli che già erano in tab. II D, come la codeina e l’ossicodone sino a 10 mg.

Infine, lo spirito della semplificazione è quello di garantire una semplificazione ed un più facile accesso alla prescrizione da parte dei pazienti, scopo che viene raggiunto con l’utilizzo del ricettario SSN o delle ricette bianche. Se poi c’è qualche ulteriore adempimento (che non penalizza i pazienti ma solo i farmacisti) per garantire o limitare gli usi impropri, rientra nella normale bilancia costi/benefici.

Cordiali saluti, Dott. Diego Petriccione"

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