Solidarietà verso i farmacisti comunali ferraresi

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Abbiamo diffuso oggi un nuovo Comunicato Stampa nel quale esprimiamo solidarietà, verso i farmacisti dipendenti delle farmacie comunali ferraresi che hanno denunciato la possibile prossima vendita di varie farmacie comunali alle Coop, e preoccupazione, verso l'apertura del sistema farmacia al grande capitale, che trasformerebbe di fatto il "cittadino-paziente" in "cittadino-consumatore".

C'è chi crede che l'ingresso del capitale sia cosa dovuta al fine di "adeguarsi" alle direttive comunitarie, nonostante il Parlamento Europeo abbia espresso più volte il proprio sfavorevole parere, in particolare con la recente Dichiarazione scritta del Parlamento Europeo (a firma di quattro parlamentari italiani) contro le politiche di "deregulation" della Commissione Europea, coltivate e proposte a più riprese nonostante l'articolo 152 del trattato che istituisce la Comunità europea stessa reciti: "L'azione comunitaria nel settore della sanità pubblica rispetta appieno le competenze degli Stati membri in materia di organizzazione e fornitura di servizi sanitari e assistenza medica".

C'è persino chi crede che non esista differenza fra "paziente" e "consumatore" ed è, a nostro avviso, chi non riesce a discriminare la differenza fra un bene etico di salute, quale è il farmaco, e un bene economico di consumo, quale può essere qualsiasi altra merce. La "salute" non è un mercato che dovrebbe rispondere alle leggi della domanda e dell'offerta; non è un ambito in cui lo sconto, l'offerta, il saldo o la promozione dovrebbero influire sulle vendite; non dovrebbe essere uno "sfizio" che il consumatore si toglie se la cosa lo aggrada. E' un diritto paritario per ogni singolo cittadino, sancito dalla Costituzione Italiana e sul quale la Repubblica è inderogabilmente chiamata a vigilare e i professionisti sanitari deontologicamente chiamati a intervenire, ciascuno secondo le proprie competenze.

Noi crediamo che il farmaco, e quanto ruota intorno ad esso, non debba essere assoggettato alle ottiche di mercato che possono valere per una merce qualsiasi; crediamo che, nell'ambito della distribuzione finale, il farmacista debba rimanere a ogni livello un filtro indipendente e consapevole fra il medicinale e il cittadino; crediamo che l'esercizio professionale di questo filtro dovrebbe essere prima di tutto supportato, sostenuto e ottimizzato dalla legislazione, non burocratizzato, svilito e ostacolato; crediamo che il ruolo professionale del farmacista sia, in definitiva, "controllare" i rapporti fra cittadino e medicinale e siamo persuasi che non sia possibile svolgerlo in maniera ottimale da "controllati" (dal capitale); crediamo, infine, che in un Paese che vede nella "salute" un diritto costituzionale dovrebbero vigilare disposizioni legislative emanate da un'unica ed esplicita fonte, nel paritario interesse di tutti i cittadini e non solo dei "fortunati" che possono beneficiare dello sconto settimanale.

Insomma, volendo sintetizzare il discorso ancora una volta: meno discriminazioni sulla pelle (= "salute") del cittadino e più supervisione (= "controlli") sul mondo del farmaco in relazione alle esigenze di salute della popolazione.

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